Fioroni: “La scuola non è terreno per battaglie politiche”
Facciamo un patto: chiunque vinca, metta al primo posto il tema dell’educazione. La scuola non può essere il terreno di battaglia delle opposte fazioni politiche, non può essere un perenne Colosseo”. È l’appello bipartisan lanciato oggi dal ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, intervenendo al convegno “Scuola insieme, un patto per l’educazione” organizzato presso l’istituto dei Padri Scolopi a Roma, la prima scuola pubblica d’Europa.
Sono quattro i punti attorno ai quali il ministro invita le forze politiche a convergere: riportare serietà e merito nella scuola, creare una vera autonomia degli istituti, completare la realizzazione di un sistema di istruzione integrato statale e non statale, ripensare ad un nuovo metodo di formazione, reclutamento e carriera dei docenti. “Sono maturi i tempi – spiega Fioroni – per prendere un impegno su alcune questioni fondamentali, qui non si tratta di fare né larghe intese, né inciuci né, come va di moda dire adesso, pastrocchi in salsa ‘ma-anchista’: noi siamo chiamati ad educare e non a litigare”.
Quest’anno, prosegue il ministro, “votano per la prima volta i ragazzi nati nell’89: da allora non solo è crollato il muro di Berlino, ma è cambiato tutto il mondo. Allora vi chiedo: se crolla tutto, anche il Festival di Sanremo, è pensabile continuare a dividersi per partito preso sul tema cardine attorno a cui il paese dovrebbe unirsi per ripartire, ovvero la scuola?”.
In 19 anni dal 1989, si sono susseguiti ben 14 ministri della Pubblica Istruzione e di appena un anno e mezzo è stata la durata media dell’incarico. Il risultato di questa instabilità politica è, secondo Fioroni, la crisi attuale del mondo dell’educazione. Una sofferenza che è registrata puntualmente nelle classifiche internazionali. L’Italia, secondo i dati Ocse, in 6 anni è precipitata di 13 posti passando dalla ventesima posizione del 2000 alla trentatreesima del 2006. “Si tratta di un vero e proprio tracollo, – commenta Fioroni, sciorinando un po’ di cifre – nello stesso arco di tempo i poveri di competenze, cioè coloro che per l’Ocse stanno sotto la sufficienza, sono aumentati di sette punti percentuali e i quindicenni con scarsa capacità di lettura, che nel 2000 erano il 18,9% oggi sono il
Un quadro favorito anche, secondo l’analisi del ministro, dal continuo avvicendamento di riforme.“Solo dall’89 – spiega – ce ne sono state, ad esempio, 3 per l’esame di maturità, 1 per l’esame di quinta elementare, 2 per quello di terza media. Basta a questa furia riformatrice che ha generato intere generazioni di ragazzi poveri di competenze”.
Un apprezzamento all’appello al dialogo lanciato da Fioroni viene dall’Associazione nazionale dei presidi (Anp) che chiede un segno di discontinuità rispetto al passato. “Non si possono continuare a modificare gli ordinamenti solo per ansia di protagonismo di questa o quella forza politica – sostiene il suo presidente Giorgio Rembado -. Noi sosteniamo da tempo l’idea di un discorso bipartisan: la politica scolastica dovrebbe essere tenuta fuori dagli schieramenti, non deve essere piagata a posizioni di parte”.
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